Piemonte | ITALIA

Nebbiolo e suoli vulcanici, il segreto nascosto dell’Alto Piemonte

Tra rocce millenarie e vitigni autoctoni, un viaggio nelle terre del Supervulcano del Sesia alla scoperta di vini unici come Boca, Gattinara e Vespolina

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Nebbiolo e suoli vulcanici, il segreto nascosto dell’Alto Piemonte

Tra rocce millenarie e vitigni autoctoni, un viaggio nelle terre del Supervulcano del Sesia alla scoperta di vini unici come Boca, Gattinara e Vespolina

Degustazione alla cieca. Venti persone. Otto vini. Tanta curiosità. L'anno scorso conducevo un gioco sul vino basato su una degustazione bendata: i partecipanti non vedevano le etichette e non ne conoscevano la tipologia. In quel caso, l'obiettivo principale non era indovinare vitigni, regioni di provenienza e annate, bensì stimolare tutti i sensi degli ospiti, incoraggiandoli ad ascoltarsi e a discutere sui vini.

Uno dei vini in degustazione era un Fiano proveniente da terreni vulcanici della Campania. Suscitò l'interesse di un'ospite che mi chiese se esistessero altri vini vulcanici e dove fosse possibile trovarli. Tra i vari paesi e regioni che menzionai, parlai anche del Piemonte. Mi guardò incredula: "Ma sono stata in Piemonte, non ci sono vulcani lì!".

Aveva ragione. In Piemonte non ci sono vulcani. Allora, come nascono i vini vulcanici dell'Italia nordoccidentale?

Molte storie sulla viticoltura europea iniziano con i Romani. Temo che questa volta dovremo spingerci ancora più indietro nel tempo, oltre l'Impero Romano e più in là di quanto la macchina del tempo di "Ritorno al futuro" possa permetterci.

Immaginate il mondo 300 milioni di anni fa. Non è facile, lo so: la Terra era un unico continente, la Pangea, e i primi dinosauri non erano ancora comparsi. Figuriamoci gli Australopitechi! Ora spostiamoci nel futuro Piemonte settentrionale, ancora lontano dalla nascita delle stelle del Barolo e del Barbaresco. Siamo sopra Torino, tra la Valle d'Aosta e la Lombardia.

In questa zona, milioni di anni fa, si trovava un gigantesco vulcano: il Supervulcano del Sesia, un vulcano fossile unico nel suo genere.

Per milioni di anni rimase attivo, fino a quando una serie di potenti eruzioni lo portò al collasso, formando un'enorme caldera. E come recita un "classico": "Da un grande potere derivano grandi responsabilità".

Facciamo ora un salto in avanti nel tempo di quasi 200 milioni di anni. Con la frammentazione della Pangea e la deriva dei continenti, la placca africana si scontrò con quella europea, sollevando le Alpi. Questo evento titanico portò in superficie le profondità del vecchio vulcano, rivelando rocce che un tempo si trovavano oltre 25 km sotto la crosta terrestre.

Oggi, passeggiando tra le colline dell'Alto Piemonte, possiamo toccare con mano le tracce di questa antica attività vulcanica: suoli ricchi di minerali che conferiscono ai vini della zona un carattere inconfondibile.

Queste terre ci regalano vini ottenuti da nebbiolo completamente diversi dalle celebri Langhe, o più precisamente Barolo e Barbaresco.

Inoltre, qui il nebbiolo spesso non lavora da solo, ma crea una squadra con i suoi fedeli alleati, vitigni autoctoni sottovalutati.

E andiamo finalmente a scoprire questi vini vulcanici.

L'Alto Piemonte comprende dieci denominazioni, caratterizzate da paesaggi da favola, spesso circondate da boschi e con vista sul Monte Rosa da diverse altitudini. Come nelle favole, ogni zona ha un vantaggio unico. Chi ha ottenuto i benefici vulcanici?

"Qui siamo sui suoli del Supervulcano della Valsesia. È una zona caratterizzata da rocce vulcaniche risalenti a 300 milioni di anni fa, che contraddistingue l'area di Boca, Gattinara e una parte di Bramaterra", racconta Anna Sertorio, proprietaria dell'azienda Podere ai Valloni, indicando un sasso rosso rotondo.

Anna e suo marito gestiscono una delle poche aziende vinicole biologiche di Boca e il loro piccolo team produce circa 10.000 bottiglie all'anno. Osservando da vicino questa roccia, si notano molti colori diversi. "Sono ricchissimi di minerali di varia natura. Il ferro è il principale, poi manganese e tantissimo quarzo", continua Anna. I suoli di Boca sono ricchi di porfidi vulcanici, rocce molto antiche che, a contatto con gli agenti atmosferici, si sfaldano.

Un'altra peculiarità di Boca è l'altitudine: raggiunge quote leggermente superiori rispetto ai suoi vicini vulcanici, Gattinara e Bramaterra, sfiorando i 400 metri sul livello del mare in alcune zone. A ciò si aggiunge un ulteriore vantaggio: i vigneti del Podere ai Valloni si estendono fino alla sommità della collina, con una vista privilegiata sul maestoso Monte Rosa.

Qui le viti godono della massima esposizione solare, mentre le correnti fresche, anche in estate, abbassano la temperatura. Un equilibrio perfetto che regala vini freschi, eleganti e incredibilmente profondi.

Stappiamo il Boca DOC Vigna Cristiana 2015 di Podere Ai Valloni. Nel secolo scorso, questa denominazione è stata a rischio di estinzione più di tutte nell'Alto Piemonte. Alla fine degli anni Novanta, Boca DOC contava solo 10 ettari vitati. Nel 2023, si è ampliata fino a circa 27 ettari di vigna in cinque comuni: Boca, Maggiora (parte), Cavallirio, Prato Sesia e Grignasco. Il protagonista di Boca DOP è certamente il nebbiolo (dal 70 al 90%), i suoi compagni sono la vespolina e l'uva rara.

Boca DOC Vigna Cristiana 2015 di Podere Ai Valloni è un assemblaggio di tutti e tre i vitigni locali: 20% vespolina, 10% uva rara, 70% nebbiolo proveniente dal vigneto di oltre 50 anni che circonda la casa. Un vino complesso e vellutato, proprio come ci si aspetta da un buon nebbiolo. Fresco, raffinato, con una leggera nota salata nel finale e tannini più "educati" rispetto a molti nebbiolo della stessa età provenienti dal Piemonte più meridionale. Manca solo una cosa: una bistecca di Fassona, la carne di razza piemontese, povera di grassi ma ricca di sapore.

E se volessimo immergerci ancora più a fondo nell'altro Piemonte? Anna Sertorio ci offre una delle sole 900 bottiglie di "Péperi". In questo caso, il "campo" è di vespolina, mentre il nebbiolo si sposta in secondo piano. Il nome del vino si riferisce alla vespolina, "l'autoctono più significativo che abbiamo in Alto Piemonte", racconta Anna, che ama molto questo vitigno. La vespolina "aggiunge pepe" al vino (e anche alla vita). Morbida, giovane, setosa, piena di energia e carisma, con quella delicata nota salata: ecco cos'è la vespolina. Forse, proprio per questo, accompagna così bene un nebbiolo intellettuale e complesso?

Anche se "Péperi" è delizioso da solo, non riesco a smettere di pensare alla paniscia alla novarese, un tradizionale risotto piemontese con cavolo verza e fagioli.

Per alcuni minuti restiamo seduti con Anna e il suo amico a quattro zampe dei Pirenei, ammirando il sole che si riflette nei nostri calici e sul lucido sasso vulcanico rosso, perfettamente rotondo.