Può sembrare non ci sia più niente da scoprire in una terra sotto i riflettori da sempre, ma la Sicilia trasuda meraviglie, compresa la ricca biodiversità che la contraddistingue.
La Sicilia è la sola regione ad avere un numero importante di Presìdi Slow Food: ben 51, un riconoscimento condiviso con altre eccellenze nel mondo, ma in nessun territorio così variegati e numerosi. In questa grande varietà enogastronomica spicca la Vastedda della Valle del Belìce, un formaggio ovino a pasta filata fresco, ad acidità naturale di fermentazione.
La Valle del Belìce, nella Sicilia occidentale, tra Palermo, Trapani ed Agrigento, è una vasta area collinare con estensioni di bellezze a perdita d’occhio, tristemente nota per il terremoto che nel 1968 stravolse la quotidianità di tante famiglie. Fu un evento devastante e distruttivo da cui ci si è rialzati con successo, se non si considera il triste spopolamento tipico dei paesi di provincia. Del sisma sono rimaste testimonianze che sono diventate meta di interesse artistico famose nel mondo: siti archeologici sopravvissuti alle scosse, “land art” inconsuete come il Cretto di Burri a Gibellina e non ultima la Città di Poggioreale Antica, la più estesa tra i borghi fantasma d’Europa. Luogo suggestivo, famoso set cinematografico per film e documentari tra cui “Nuovo cinema paradiso”, “L'uomo delle stelle” e “Malèna”.
La valle ha una grande bellezza naturalistica, è ricca di uliveti, vigne e coltivazioni millenarie che di stagione in stagione ne cambiano l’aspetto rendendo il paesaggio suggestivo. In questo contesto si è conservata anche la pastorizia.
Ogni azienda del consorzio della Vastedda del Belìce DOP ha una storia ed un'identità propria custodita da generazioni di allevatori e casari che da padre in figlio si tramandano l’arte di fare i formaggi come tradizione comanda. L’azienda “Sapori Antichi” di Lorenzo e Simona Pagliaroli nasce dal lascito di un terreno agricolo a Poggioreale e dalla richiesta di prendersi cura di un piccolo gregge a cui nessuno più voleva badare. Il caseificio produce i formaggi tipici del luogo come il pecorino, il canestrato e sua maestà la Vastedda del Belìce, dapprima tutelata come Presidio Slow Food e successivamente riconosciuta DOP. Una storia d’amore che vede i due protagonisti, uniti nella vita, condividere la stessa passione per il lavoro: la produzione lattiero-casearia. Oggi Lorenzo e Simona hanno affiancato alle pecore anche le bufale, complice forse l'origine di Lorenzo nell’Agro Pontino. Le bufale sono allevate da Lorenzo allo stato semi brado, con minima integrazione foraggera, una garanzia di qualità nel prodotto finale.
Il 19 marzo in questa zona viene prodotto un dolce tipico, il pane votivo “Squartucciato”, realizzato per gli altari in onore di San Giuseppe, tradizione condivisa con il vicino comune di Salaparuta
L’allestimento dei sontuosi altari in onore di San Giuseppe il 18 marzo, quando le case dei residenti si aprono ai visitatori, attira pullman di turisti da ogni luogo. Lo Squartucciato, protagonista di questa festa, è oggetto di un grande lavoro nei giorni precedenti. Realizzato sovrapponendo due strati di pasta di pane, farcita da fichi secchi asciugati al sole dell’estate precedente. Viene cesellato a mano libera con la cosiddetta “lancia”, creando una serie di figure simboliche come il bastone di San Giuseppe, il Giglio, l’Ostensorio, il Pavone, i Pesci, secondo una simbologia predefinita. Quindi il pane viene cotto nel forno, per essere poi parte dell’allestimento degli altari arricchiti da libagioni secondo un rituale antico che si conclude con la condivisione della cena.
Oggi lo Squartucciato ha una mera funzione decorativa , non c’è più la fame che spingeva a mangiarlo, anzi grazie all'intraprendenza della signora Nellina Salvaggio che ne ha riprodotto per prima esemplari in ceramica, ne è nata una scuola che insegna ai giovani la tecnica della lavorazione di questo formaggio per tramandare l’arte ai posteri. Il metodo di decorazione dello Squartucciato, ripreso dalla sapienza casalinga e perfezionato dagli artisti Antonino Tusarolo e Marilena Salvato, è inoltre diventato la base per la realizzazione di piccoli manufatti in ceramica, veri e propri gioielli, una attività artigianale di nicchia con il marchio Ciuryciury.